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ROHINGYA indigeni dello stato di Rakhine in origine, vivevano in Bangladesh

Una delle minoranze più perseguitate nel mondo. 18mya

ROHINGYA indigeni dello stato di Rakhine in origine, vivevano in Bangladesh
Sono un gruppo etnico, di religione islamica, che parla il Rohingya, una lingua indoeuropea del ramo delle lingue indoarie, strettamente legata alla lingua chittagong e più alla lontana alla lingua bengalese. 

La loro origine è molto discussa: alcuni ritengono indigeni dello stato di Rakhine (noto anche come Arakan o Rohang in lingua Rohingya) in Birmania, mentre altri sostengono che siano immigrati musulmani che, in origine, vivevano in Bangladesh e che, in seguito, si sarebbero spostati in Birmania durante il periodo del dominio britannico. 

I Rohingya sono linguisticamente legati alle parlate degli Indo-Ariani di India e Bangladesh, in contrapposizione alle lingue in prevalenza sino-tibetane del Myanmar. 

A partire dal 2012, circa 800 000 Rohingya  vivono in Myanmar. Secondo i rapporti delle Nazioni Unite essi sono una delle minoranze più perseguitate nel mondo. Molti Rohingya sono stati relegati in ghetti o sono fuggiti in campi profughi in Bangladesh e sulla zona di confine tra Thailandia e Myanmar.
Più di 100 000 Rohingya vivono in campi per sfollati, anche perché le autorità hanno proibito loro di lasciarli. I Rohingya hanno catturato l'attenzione internazionale sulla scia di alcune rivolte svoltesi nel 2012. 

AUNG SAN SUU KYI
Il nobel birmano della pace e ora leader de facto del Paese San Suu Kyi sostiene che Rohingya usano bambini soldato. Di fatto la leader del Paese allinea la posizione del governo con quella dell'esercito. Addossa sulla minoranza musulmana le colpe degli scontri: i bambini, viene comunicato, sono armati di coltelli, l'arma più diffusa negli attacchi dei giorni scorsi. Per il suo silenzio e la mancata tutela di Rohingya Aung San Suu Kyi è stata fortemente criticata, anche con una lettera di altri Nobel per la Pace. 

PERSEGUITATI, le ragioni
La minoranza del Myanmar è da anni vittima di rastrellamenti e stupri. Sono considerati una delle minoranze più perseguitate al mondo: musulmani in una Birmania a maggioranza buddhista, sono poco meno di un milione su una popolazione totale di 50. La maggior parte di loro vive nello stato di Rakhine - in passato si chiamava Arakan, da cui il nome del loro movimento - e sono in Birmania da generazioni anche se sono originari del vicino Bangladesh. Nel 1982 la giunta militare li priva della cittadinanza (perché li accusa di essere arrivati dopo 1823, inizio della colonizzazione britannica). I Rohingya sostengono invece si essere discendenti dei mercanti musulmani che secoli prima entravano in Birmania per motivi commerciali. Ancora oggi senza cittadinanza i Rohingya non hanno diritto di voto, hanno grossi limiti nell'accesso all'istruzione - ricevono spesso solo un'istruzione religiosa che li rende terreno di coltura per il fondamentalismo (l'ultimo report della Commissione sullo Stato del Rakhine sottolinea con preoccupazione la radicalizzazione, come ribadito da Kofi Annan) - alla sanità, alla proprietà. Nel 2012 la situazione è ulteriormente peggiorata: da quel momento, calcola l'UNHCR, 160 mila Rohingya hanno lasciato la Birmania: principalmente verso il Bangladesh ma anche verso la Malesia, la Thailandia e l’Indonesia.

ROHINGYA  RIDOTTI IN SCHIAVITU
Quando gli appartenenti alla comunità perseguitata riescono a raggiungere paesi più ricchi non sempre questo si traduce in un miglioramento delle condizioni di vita, anzi, il più delle volte si assiste a violazioni dei diritti umani, che vedono i Rohingya discriminati o addirittura ridotti in schiavitù da parte dei datori di lavoro. Nel maggio 2015 sono state scoperte decine di fosse comuni in Thailandia e in Malesia, con i resti di centinaia di Rohingya, morti dopo essere stati picchiati o abbandonati in mare dai trafficanti di esseri umani.

La repressione del governo birnùmano nei confrnti dei Rohingya è iniziata nel 1970 causando migliaia di morti e di profughi che sono scappati in altre parti del mondo per sfuggire alle persecuzioni. 
L'accusa nei confronti delle forze di sicurezza arriva chiaramente da Amnesty International che in diversi report ha denunciato i fatti.
Le le forze di sicurezza del Myanmar avrebbero commesso crimini contro l’umanità, riportando casi di uccisioni arbitrarie e illegali, stupri di massa e incendi di interi villaggi per ”punire” la minoranza Rohingya.

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